Il misterioso incidente del passo Djatlov

 

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Stasera nella FASCIA DARK parliamo di uno dei più inquietanti misteri mai risolti della storia, ovvero dell’incidente del passo Djatlov.
Nel 1959, dieci ragazzi esperti escursionisti decisero di sfidare le pendici dei monti Urali. Durante il percorso, uno degli studenti si fermò, mentre i restanti nove componenti continuarono verso la cima del monte Otorten, il ‘monte della morte’.
Il primo febbraio realizzarono un campo base per passare la notte, inconsapevoli di ciò che li avrebbe colpiti: durante la notte infatti qualcosa spinse i ragazzi a lacerare la tende dall’interno, scappare fuori senza scarpe e indumenti nonostante i 30° sotto zero, fermarsi nei pressi di un albero e tentare disperatamente di accendere un fuoco per non morire assiderati.
Due di loro morirono di ipotermia sotto l’albero, mentre altri tre morirono fra la tenda e lo stesso albero probabilmente mentre cercavano di rientrare al campo.
I restanti quattro escursionisti non furono rintracciati se non il 4 maggio sul fondo di una gola scavata da un torrente. E qui emersero nuovi macabri e inspiegabili dettagli: due di loro avevano il torace fracassato da «una irresistibile forza sconosciuta» non umana, simile all’impatto di un incidente automobilistico, la ragazza aveva la lingua mozzata, le mancava parte della mascella e non aveva più gli occhi. I quattro avevano i pochi indumenti che erano riusciti a levare ai cadaveri dei compagni.
Nonostante alcuni dettagli siano scientificamente spiegabili, restano molti punti oscuri come l’altissimo livello di radioattività presente sui pochi abiti dei ragazzi, impossibile da giustificare in una zona così incontaminata, o la stranissima abbronzatura che tutti mostravano. Inoltre un altro gruppo di escursionisti che si trovava a 50 km di distanza dal luogo dell’accaduto affermò di aver visto delle ‘palle di fuoco’ attraversare il cielo quella notte in direzione dell’accampamento.
La mancanza di testimonianze oculari ha provocato nel tempo la nascita di molte congetture in merito alle cause dell’evento. Dopo l’incidente la zona fu interdetta per tre anni agli sciatori e a chiunque altro intendesse avventurarcisi. Lo svolgimento dei fatti resta tuttora non chiaro anche per l’assenza di sopravvissuti.

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