Le Bestie di Satana

Una delle pagine di cronaca nera più cruente e recenti della storia italiana è quella delle Bestie di Satana. Questa setta pseudo-satanica, nata intorno al 1995 in Lombardia, era dedita a tematiche e ritualità occulte, all’uso di sostanze stupefacenti ed era appassionata di una frangia estrema del filone hard, black e death rock. Il clima di esagitazione dovuto alle droghe e la connotazione satanista acida facevano sì che le pratiche della setta fossero “prove di coraggio” che venivano eseguite a cuor leggero grazie allo stordimento dovuto alle sostanze stupefacenti. In alcuni casi veniva inflitto dolore fisico agli iniziati in un clima di totale delirio. 
I delitti iniziano nel 1998 quando due giovanissimi frequentatori del gruppo, capeggiato da Andrea Volpe, spariscono misteriosamente dopo una serata in un pub milanese, uccisi lei a pugnalate, lui a martellate. La vittima successiva è un giovane colpevole di codardia, in quanto ha deciso di non presentarsi la sera degli omicidi precedenti: viene drogato e incitato a uccidersi. Il ragazzo si convince a mettersi alla guida di un’auto che si schianta a 180 km/h contro un muro; muore sul colpo. Nonostante i numerosi presunti omicidi connessi alla setta, solo un altro è accertato ed imputabile ad essa: nel 2004 Volpe, il leader delle Bestie, telefona all’ex fidanzata Mariangela Pezzotta e con una scusa la invita nel suo chalet di Golasecca. Li viene uccisa con un colpo di calibro 38 da Volpe e finita con un badile, sotto gli occhi della nuova fidanzata diciottenne di lui. Quest’ultima, una volta seppellita Pezzotta, sotto effetto di droghe cerca di liberarsi dell’auto nel Ticino, ma incapace di guidare si incastra nei pressi di un muretto.
Volpe, che la segue con la sua auto, chiede aiuto ai carabinieri, dicendo di essere stato aggredito da dei balordi, ma ben presto le forze dell’ordine realizzano che l’incidente è causato da un’alterazione dovuta a droghe e portano i giovani in ospedale. La ragazza inizia a ripetere frasi sconnesse riguardo a Pezzotta, facendo avviare a quel punto le indagini. 
Viene ritrovato il cadavere di Mariangela e da lì comincia la ricostruzione di tutti i delitti della setta fino al ritrovamento delle altre vittime. 
I crimini suscitarono scalpore in tutta Italia e all’estero, scatenando dibattiti sul nichilismo giovanile e i suoi legami (stereotipati) con l’heavy metal, satanismo e violenza. Addirittura secondo alcuni media italiani furono gli Slayer a pilotare i crimini delle Bestie, principalmente col brano “Kill Again”, mentre l’università Cattolica programmò corsi sulla possessione diabolica ed esorcismi. 
La magistratura condannò i principali membri della setta alle seguenti pene: Nicola Sapone, fondatore della setta, a due ergastoli; Mario Maccione 16 anni; Paolo Leoni ergastolo; Pietro Guerrieri 12 anni; Elisabetta Ballarin (che era stata solo testimone sotto effetto di droghe di un omicidio e non sapeva degli altri) 24 anni; Eros Monterosso 27 anni; Marco Zampollo 29 anni; Andrea Volpe, che dal carcere iniziò a collaborare con la giustizia risolvendo il caso, 20 anni.

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