Paul is dead

Eh si ragazzi, la teoria più conosciuta nel mondo della musica non può non meritare una FASCIA DARK dedicata.
Questa leggenda, tra le più note in assoluto, ha origine la notte del 9 novembre 1966. Paul McCartney esce dallo studio di registrazione apparentemente alterato e parte con la sua auto verso casa. Durante il percorso incontra però una ragazza di nome Rita (alcuni sostengono che fosse persino incinta, altri che fosse solo una giovane scappata di casa) che fa l’autostop e decide di caricarla. Quest’ultima, agitatissima per essere salita in auto con il famoso Beatles, lo distrae causando uno schianto in cui entrambi perdono la vita.
È però il periodo della Beatles-mania, tutto il mondo impazzisce per il gruppo inglese e tutto il mondo non può sopportare la notizia della morte di Paul. La band decide così di seppellire il compagno in silenzio, mantenendo il segreto sulla sua scomparsa. Ovviamente però serve un modo per sostituire il componente mancante. Si pensa così a un sosia: un ex poliziotto inglese di nome William Campbell ha l’onore o l’onere di impersonare Paul McCartney.

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Nessuno quindi nota niente fino al 12 ottobre 1969, data in cui un misterioso interlocutore fa una chiamata anonima alla radio denunciando l’inganno dei Beatles e rivelando come i testi delle canzoni e le copertine degli album siano pieni di indizi a riprova della morte di Paul. Da questo momento è caccia all’indizio: tutti cercano di cogliere un segno nascosto o un dettaglio differente e la decisione che i Beatles prendono di non esibirsi più dal vivo non fa che confermare la teoria della scomparsa del vero Paul. 
Secondo questa teoria le copertine degli album sono delle vere e proprie miniere di indizi: prima fra tutte la copertina di Abbey Road in cui i Beatles sono vestiti come i protagonisti di un funerale, con Paul scalzo a rappresentare il morto, fuori sincro rispetto agli altri 3 componenti e un maggiolino corredato da una targa molto particolare (LMW 28 IF) che significherebbe Linda McCartney Widow (vedova) e 28 se (fosse vivo?).

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Un altra copertina piena di indizi è quella di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, il primo album pubblicato dopo la presunta morte di Paul: nella parte inferiore si trova una corona di fiori la cui forma ricorda molto quella di un basso (degli steli sopra sembrano le corde), in particolare quelli per mancini come quello di Paul, La canzone “a day in the life”, sembra raccontare esattamente l’incidente mortale di Paul McCartney, sopra la testa di Paul c’è una mano, segno di morte in molte culture e ovviamente c’è la famosa scritta sulla gran cassa della batteria. Se si mette uno specchietto esattamente a metà della scritta la scritta diventa “ I ONE I X ^ HE DIE “ cioè “ 1 1 1 X ^ Lui è morto”. Su questo si è molto discusso perché i tre “1” potrebbero indicare i tre Beatles e la “X” quello mancante, ma con questo si puo’ comporre lo data “11 9” che è la data dell’incidente presunto di Paul McCartney, che viene anche indicato dalla freccia prima di “HE DIE”. 

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Anche i testi parrebbero nascondere messaggi nascosti specialmente ascoltando le canzoni al contrario: ad esempio nella canzone ’m so tired”, Lennon borbotta qualcosa di incomprensibile negli ultimi secondi che se riascoltato al contrario dice “Paul is dead, man, miss him, miss him, miss him”, mentre la canzone “a day in the life” sembra raccontare esattamente l’incidente mortale di Paul.
Certo i più scettici potrebbero obiettare che non si possono realmente leggere dei significati in canzoni ascoltate al contrario o che il gruppo abbia giocato molto su questa teoria nascondendo fantomatici indizi che una mente molto influenzata può ritrovare facilmente.
Ha suscitato molto clamore però l’analisi forense eseguita da esperto che ha analizzato le fotografie di Paul prima e dopo il 1966. L’incredibile risultato è che non ci sono compatibilità tra i punti del viso che non vengono alterati dall’età come la curva mandibolare, la dentatura, il naso o le orecchie.
Ma è stato davvero possibile sostituire un grande artista del livello di Paul McCartney con un sosia altrettanto bravo capace di produrre capolavori come “Hey Jude” o “Let it be” per altro mancino?

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