Il supplizio di Junko Furuta

Ho aspettato tanto a scrivere questa FASCIA DARK perché è una delle più terribili mai trattate finora. Siete avvertiti.
44 giorni.
È questo il periodo di tortura subito da Junko Furuta, colpevole solo di non aver accettato le avances del diciassettenne Jo Kamisaku (nome assunto dopo il suo rilascio). Tutto questo accade nel novembre 1988 quando Kamisaku e altri tre ragazzi legati alla yakuza rapiscono Junko. Portano la ragazzina a casa di uno di loro e la costringono a chiamare i genitori per rassicurarli dicendo loro che era semplicemente fuggita. A questo punto i 4 ragazzi hanno Junko tutta per loro e posso abusarne a ripetizione a loro piacimento. Le torture che le infliggono sono tra le più agghiaccianti mai concepite anche e soprattutto perché concentrate in un relativamente breve periodo di tempo. 
In 44 giorni infatti viene violentata quasi 500 volte da oltre 100 persone diverse. Le vengono inseriti numerosi oggetti come lame o lampadine nei vari orifizi o vengono spente sigarette su di lei. Viene costretta a masturbarsi davanti ai suoi aguzzini, picchiata selvaggiamente e obbligata a mangiare scarafaggi e a bere urina. Alcuni pesi le vengono fatti cadere sullo stomaco provocando gravi lesioni interne. Viene persino lasciata a dormire nuda sul balcone con la neve. Il suo corpo viene distrutto a tal punto che la giovane si ritrova a muoversi solo a gattoni. 
La fine arriva il 4 novembre 1988. La colpa di Junko questa volta è quella di aver vinto una partita a Mahjong. Colpevole di una così grande offesa ai danni dei 4 aguzzini, Junko viene massacrata con spranghe e manubri d’acciaio per poi essere cosparsa di benzina e bruciata viva. Il corpo viene buttato in un bidone di benzina riempito di cemento e abbandonato in una discarica in disuso. 
In questi terribili, atroci 44 giorni, almeno 100 persone sono a conoscenza della prigionia di Junko, tra i quali persino i genitori del ragazzo che aveva messo a disposizione la sua casa come prigione, ma NESSUNO di loro osa denunciare il fatto per paura di ritorsioni da parte della mafia giapponese. Junko prova più volte a scappare o a chiamare la polizia, ma non riceve mai alcun tipo di aiuto da nessuno. La gente preferisce fingere di non vederla. 
Quando il corpo della ragazza viene ritrovato, grazie alla segnalazione di un pentito della yakuza, i 4 sono arrestati e processati. Hanno scattato un gran numero di fotografie che immortalano tutte le sevizie inflitte a Junko e per questo sono ovviamente giudicati colpevoli ma, poiché minorenni, ottengono una pena ridotta che si risolve con il loro rilascio e il loro cambio di identità.

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp