Black Dahlia

ATTENZIONE! IMMAGINI FORTI

Nella FASCIA DARK di stasera parliamo di questa bella ragazza. Si tratta per caso di una criminale? Dopotutto qua possiamo vedere la sua foto segnaletica, ma, in questo caso, la foto trae in inganno. La bella fanciulla delle fotografie è Elizabeth Ann Short e sarà la protagonista di uno degli omicidi irrisolti più famosi degli Stati Uniti.

Elizabeth vive un’adolescenza da ribelle durante la quale passa dalla casa della madre a quella del padre, fino a quando, nell’agosto 1946 non arriva ad Hollywood con la speranza di sfondare nel mondo dello spettacolo. E’ giovane, è bella e si è guadagnata il poetico soprannome di “Dalia Nera” (Black Dahlia) a causa della sua passione per il film ‘La dalia azzurra’ e l’abitudine di indossare abiti neri. Nonostante la sua indiscutibile avvenenza, però, la ragazza riesce ad ottenere solo dei piccoli ruoli in film pornografici, all’epoca illegali negli USA. Si riduce presto a mantenersi con lavoretti saltuari, conducendo una vita libera e sregolata, spesso in preda ai fumi dell’alcool.

Intrattiene numerose relazioni, forse seguendo una carriera da ragazza squillo, fino alla sera del 9 gennaio 1947: l’ultima in cui viene vista ancora viva.

Il 15 gennaio dello stesso anno, infatti, la signora Betty Bersinger è a passeggio a Leimert Park insieme alla figlia di tre anni e nota quello che a prima vista le sembra un manichino adagiato in maniera scomposta sull’erba. Avvicinatasi per osservare meglio, le si presenta uno spettacolo parecchio diverso da quello che si aspetta di vedere: quello che pensa essere un manichino infatti, è in realtà il corpo nudo di Elizabeth, squarciato in due parti all’altezza della vita, mutilato e con vistosi segni di tortura sulla gola e sui seni.

Inorridita chiama subito la polizia, che ha modo di analizzare meglio il cadavere della ragazza: i capelli le sono stati tinti di rosso, mentre il corpo è stato lavato dal sangue e messo in posa. La parte superiore ha le braccia sollevate e il capo inclinato. La parte inferiore, leggermente più lontano, ha le gambe spalancate come a voler simulare un amplesso. Il volto poi è mutilato da un profondo taglio da un orecchio all’altro, per creare l’effetto chiamato Glasgow smile (una cosa molto simile al sorriso del Joker di Nolan). L’autopsia fornisce qualche dettaglio aggiuntivo: è proprio la ferita al viso ad aver causato la morte per dissanguamento e, nonostante la posizione delle gambe, la giovane non ha subito alcuna violenza sessuale.

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Il caso suscita un enorme scalpore a causa della sua violenza e viene coinvolto un numero considerevole di agenti in quella che è tuttora una delle indagini più imponenti nella storia del Dipartimento della Polizia di Los Angeles. Tuttavia, la scena del crimine non viene analizzata con la dovuta attenzione, dato che nessun addetto si sofferma a cercare impronte di pneumatici e di scarpe nei pressi del luogo di ritrovamento del cadavere o pensa di analizzare le fibre nel campo. Nei giorni successivi i giornalisti, in cerca dello scoop, inquinano in tutti i modi possibili la scena arrivando persino ad intercettare le chiamate dirette alla centrale di Polizia e impedendo di raccogliere potenziali testimonianze chiave.

Nei giorni immediatamente successivi, 60 persone vengono accusate o si autoaccusano dell’omicidio, anche se “solo” 22 vengono considerate come sospettati principali, ma nessuno di loro si rivela però essere il reale colpevole.

Si cerca quindi di capire almeno la dinamica o il movente di un gesto così osceno.

L’ipotesi più plausibile è il delitto per gelosia: Elizabeth Short è una donna bellissima, ma dall’atteggiamento molto disinvolto ed è ragionevole pensare che abbia potuto attirare su di sé l’antipatia di altre donne. Ciò spiegherebbe la posizione del corpo, il viso deturpato e l’assenza di segni di stupro.

Altri, invece, pensano si tratti di un delitto passionale: Elizabeth, incinta di uno dei suoi tanti amanti, viene uccisa e mutilata. Questa teoria, però, non è fondata; gli esami autoptici, infatti, rivelano una deformazione vaginale che non le avrebbe consentito una gravidanza.

Tutte le piste batutte si rivelano dei clamorosi buchi nell’acqua e nessun sospettato viene ufficialmente incriminato per l’omicidio.

La polizia non troverà mai il colpevole dell’assassinio di Black Dahlia.

Il caso è ancora aperto.

 

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