La tragedia del Titanic

ACCADDE OGGI: 15 aprile 1912. Affonda il più grande e lussuoso transatlantico del mondo
Durante il suo viaggio inaugurale il Titanic, la massima espressione della tecnologia navale di quei tempi, entrò in collisione con un iceberg alle 23:40 di domenica 14 aprile 1912. L’impatto provocò l’apertura di alcune falle lungo la fiancata destra del transatlantico, che affondò 2 ore e 40 minuti più tardi (alle 2:20 del 15 aprile) spezzandosi in due tronconi. Nel naufragio persero la vita 1518 dei 2223 passeggeri imbarcati compresi i 900 uomini dell’equipaggio; solo 705 persone riuscirono a salvarsi (alcuni dei quali morirono subito dopo essere salvati dal Carpathia), 6 delle quali salvate fra la gente finita in acqua. Il Titanic era dotato infatti di 3560 salvagenti individuali ma di sole 16 lance (più 4 pieghevoli) per una capacità totale di 1178 posti, insufficienti per i passeggeri e l’equipaggio.

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Da parte loro i passeggeri tendevano a considerare la faccenda uno scherzo: se qualcuno aveva il salvagente veniva preso in giro, mentre altri esibivano blocchetti di ghiaccio come souvenir, mentre l’orchestra continuava a suonare. Una delle storie più famose e romantiche che circondano il Titanic riguarda infatti proprio l’orchestra.
Si dice, mentre la nave s’inabissava, gli otto musicisti, guidati da Wallace Hartley, continuarono a suonare fino alla fine sul ponte anteriore.
E, nonostante sembri una trovata cinematografica, si tratta di realtà.
Quello che rimane un mistero è l’ultima canzone suonata: secondo la maggior parte delle testimonianze la melodia finale fu l’inno cristiano “Nearer, My God, To Thee” (Più vicino a te, mio Dio).
Ma esistono altre leggende sul Titanic. Archibald Gracie riferì che alcuni suoi conoscenti (i signori Millet, Moore, Butt e Ryerson), una volta accortisi che non c’erano più lance, si misero a giocare a carte indifferenti a quel che accadeva.

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L’ultima foto scattata al Titanic
Prima di ritirarsi in plancia, sembra che il capitano avesse invitato i passeggeri ad esser galantuomini («Be English!», siate inglesi), diramando poi l’ordine «Save yourselves, if you can!» (si salvi chi può) liberando l’equipaggio dal suo lavoro.
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L’iceberg colpevole dell’affondamento del Titanic

Ida Straus rifiutò di salire sull’ultimo posto dell’ultima scialuppa per restare accanto al marito, Isidor Straus. Anche di Benjamin Guggenheim si ha una testimonianza curiosa, secondo la quale egli rifiutò il salvagente indossando l’abito da sera insieme al suo segretario. «Ci siamo messi gli abiti migliori e affonderemo come gentiluomini.» La frase passò alla storia ma non è chiaro a chi fosse rivolta. Il direttore del ristorante, monsieur Gatti, se ne stava in disparte in mantello e tuba, mentre il milionario J.J. Astor – che si era visto rifiutare da Lightoller un posto nella scialuppa n. 4 accanto alla moglie – rimase sul ponte lance fino alla morte. Masabumi Hosono, era l’unico passeggero giapponese a bordo del Titanic e riuscì a salvarsi lanciandosi in mare su una scialuppa ancora libera, nonostante l’indicazione del capitano di dare la precedenza a donne e bambini. Il fatto non costituì nulla di particolare negli Stati Uniti, ma segnò profondamente la vita di Hosono in Giappone, dove l’opinione pubblica lo additò come un traditore dell’onore nipponico, e pregiudicò la sua carriera lavorativa sino alla sua morte. Tra i superstiti vi fu anche un italiano: Emilio Ilario Giuseppe Portaluppi, passeggero italiano di seconda classe. Pare che gettò in mare, dove, aggrappatosi ad un pezzo di ghiaccio, riuscì a rimanere a fior d’acqua finché fu scorto e raccolto dai passeggeri dei canotti. La notte del naufragio Portaluppi perse tutto quello che aveva, ma riuscì a salvare il menù della cena.
Poco dopo le 2:00 il colonnello Gracie riferì che in quel momento una folla immensa proveniente dai piani inferiori emerse coprendo tutto il ponte lance: si trattava dei passeggeri di terza classe rimasti fino ad allora sottocoperta. Con loro arrivarono anche tutti i macchinisti, che avevano lavorato alle pompe ritardando il più possibile l’affondamento e assicurando la luce elettrica fino quasi alla fine.
I macchinisti morirono tutti.

Il Titanic in costruzione

Una delle scialuppe con i sopravvissuti

 

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