La strage di Natale

 


Sono da poco passate le 19:00 del 23 dicembre 1984 e il Rapido 904 – partito da Napoli e diretto a Milano – sta per imbucare la grande galleria dell’Appennino, che con i suoi 18 km collega Bologna a Firenze. A bordo, tra i circa 300 passeggeri, regna un clima di relax domenicale, in attesa di rientrare a casa, e di gioiosa ansia di riabbracciare i parenti per le festività natalizie. Una manciata di minuti e si consuma il dramma di quella che i media ricorderanno come Strage di Natale.

Dopo aver percorso circa 8 km di galleria, si avverte un tremendo boato e in una frazione di secondo il convoglio si trasforma in un’infernale trappola di fiamme e schegge di vetro impazzite. Si conteranno 17 vittime (di cui tre bambini, di 4, 12 e 9 anni), di cui 15 morte sul colpo e altre due per le gravi ferite riportate. Gli oltre 260 feriti vengono soccorsi non senza difficoltà, visto che la linea elettrica è stata messa fuori uso dall’esplosione e la galleria – completamente al buio per la poca autonomia dei neon d’emergenza – è invasa dal fumo.

Determinante è la prontezza d’intervento del personale del treno (che riceverà per questo una medaglia d’oro) e la rapidità dei soccorsi. L’acre odore di polvere da sparo avvertito dai soccorritori fa capire che si è trattato di un attentato. Le prime ipotesi ricadono sulla matrice terroristica, ma gli anni di piombo sembrano ormai archiviati da tempo ragion per cui ci si concentra su altre ipotesi.

Nel frattempo emergono i primi riscontri in seguito ai quali si sposta l’indagine a Firenze, dove alcuni testimoni dicono di aver visto un uomo sistemare due borsoni nel portabagagli di una carrozza. Ma la vera svolta arriva a marzo dell’85, con l’arresto a Roma di Guido Cercola e del pregiudicato Pippo Calò. La perquisizione nel loro covo fa emergere una valigia con dentro un apparato ricetrasmittente, antenne, cavi, armi ed esplosivi. Tutto materiale giudicato compatibile con quello utilizzato per la carneficina del 23 dicembre. Le nebbie si diradano e la verità comincia a venire a galla: si tratta di un attentato mafioso, il primo realizzato con un telecomando a distanza. Emerge il disegno criminale di uccidere quante più persone possibili, legato alla scelta di azionare il dispositivo nel momento in cui il treno era dentro la galleria, amplificando così la forza distruttiva della detonazione. Ma la mafia non ha fatto tutto da sola.

I legami di Calò con camorra napoletana, ambienti eversivi di destra e Loggia P2 fanno pensare a una strategia condivisa per rispondere alla guerra che lo Stato ha dichiarato alla mafia in quegli anni. Protagonisti di questa battaglia sono Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli altri giudici del pool antimafia, le cui indagini portano nel 1987 alla celebrazione dello storico maxiprocesso di Palermo. Alla fine delle indagini, arriva per entrambi la condanna all’ergastolo. Nel 2011, le rivelazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Brusca portano all’arresto di Totò Riina quale mandante dell’attentato al Rapido 904.

Fonte: http://www.mondi.it/almanacco/voce/8197

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