Il medico che fece esplodere il Papa

Papa Pio XII, noto anche come Papa Pacelli, non ebbe un pontificato semplice. Era lui in carica durante la seconda guerra mondiale e ne visse i drammi, prendendo decisioni che ancora oggi suscitano dubbi e scalpore, come il presunto collaborazionismo con i soldati tedeschi in fuga o il mancato riconoscimento e denuncia dell’Olocausto a favore di una negoziazione diplomatica, a suo dire più sicura anche per gli stessi ebrei.

In realtà, grazia alle più recenti analisi storiche, oggi sappiamo che Pio XII si adoperò per salvare quanti più perseguitati possibile, aprendo il Vaticano e esortando i vescovi d’Europa a fare tutto quanto in loro potere per salvare gli ebrei.

Tuttavia in questa FASCIA DARK non vogliamo soffermarci sul suo operato, quanto piuttosto allo scandalo che ne nacque alla sua morte.

Nell’autunno del 1958, la salute di Papa Pacelli inizia a declinare terribilmente.

Tra lo staff di medici che si occupa del pontefice, spicca Riccardo Galeazzi Lisi, archiatra (ovvero il medico principale o, più arcaicamente, medico di corte), che formalmente coordina e supervisiona la squadra medica, ma ufficialmente è stato allontanato già da tempo dallo stesso Pacelli.

Galeazzi Lisi infatti, pur seguendo le condizioni di salute del Papa fin dalla sua elezione, ha iniziato a vendere ai giornali numerose indiscrezioni sullo stato di Pacelli e sui suoi consulti medici. Non appena ne viene a conoscenza, Pio XII lo allontana, ma non lo licenzia, per rispetto del fratello, architetto e importante funzionario del Vaticano, limitandosi a dispensarlo de facto dal suo incarico di archiatra.

Il Papa non lo priva ufficialmente del titolo di archiatra perché, dice, “Non voglio affamare né svergognare nessuno… se vuole stare in Vaticano che stia, ma faccia in modo che io non lo veda”.
Questo atto di carità si rivelerà un terribile errore e a pagarne le conseguenze è proprio il Papa.

Nella notte del 5 ottobre 1958, Pacelli viene colto da un’ischemia che lo manda in stato comatoso.

Mentre il pontefice giace intubato in stato di semicoscienza, Galeazzi Lisi si serve di una piccola polaroid nascosta nella giacca e gli scatta una ventina di fotografie, che venderà al rotocalco Paris Match. Gli scatti sono impietosi e tra di essi spicca la foto di Pio XII con la cannuccia per l’ossigeno.

Uno dei discussi scatti di Galeazzi Lisi a Papa Pio XII agonizzante

Incredibilmente, tra il pomeriggio del 6 ottobre e la mattina del 7 il pontefice riprende conoscenza e lucidità, ma si tratta di una breve parentesi e l’8 ottobre cade di nuovo vittima di una crisi cardio-circolatoria, morendo infine nella mattinata del 9 ottobre.

Torna protagonista Galeazzi Lisi, che si fa avanti per praticare alcune procedure di imbalsamazione da lui stesso ideate e definite come “rivoluzionarie”, concordate in precedenza con lo stesso Pacelli: il medico avvolge la salma dentro alcuni strati di cellophane insieme a una miscela di erbe aromatiche, spezie e prodotti naturali, simili a quelle, secondo lui, che erano state utilizzate per seppellire Gesù Cristo.

Il corpo del Papa giace avvolto dal nylon come da indicazioni di Galeazzi Lisi

L’incredibile impacco di nylon tuttavia, non solo non permette una buona conservazione della salma, ma ne accelera addirittura il decadimento! Non appena il corpo viene esposto a Castel Gandolfo, il viso del pontefice si riempie di centinaia di rughe. Nessuno se ne preoccupa, ma incredibilmente, in pochissimi minuti inizia quella che passerà alla storia come la “più veloce e ributtante decomposizione in diretta che la storia della medicina legale ricordi”.

Inizia un furioso succedersi di fenomeni cadaverici trasformativi. Così come la descrive il Dottor Antonio Margheriti: “E’ la decomposizione in diretta sotto gli occhi inorriditi degli astanti, in seguito all’aberrante “imbalsamazione” brevettata e praticata dall’archiatra Galeazzi Lisi.”

La salma si gonfia nella zona del ventre a causa dei gas provocati durante la decomposizione accelerata; per la stessa ragione, il viso si ingrigisce e dagli orifizi, specie dalla bocca, cola liquame scuro che scorre lungo il volto e si deposita nelle orbite degli occhi. Il corpo rilascia un odore nauseabondo, che provoca il regolare svenimento delle guardie nobili destinate a vegliare su di esso e che per questo sono costrette ad alternarsi sempre più frequentemente.

Tuttavia, quello che sembra il peggior scenario possibile, è destinato a peggiorare.

Dopo la veglia a Castel Gandolfo, ora il corpo del Papa è pronto per essere esposto all’omaggio dei civili. Durante il trasporto verso la Basilica di San Pietro tuttavia, il corpo di Pio XII, già terribilmente gonfio, emette un terribile scoppio che provoca l’esplosione del torace e lo squarciarsi del petto. E’ uno spettacolo orribile, che però va sistemato il più presto possibile, poiché il corpo del Papa defunto deve essere esposto e sempre visibile ai fedeli.

Tra miasmi nauseabondi, i presenti assistono al terribile decadimento del corpo di Pacelli il cui aspetto diventa sempre più mostruoso: la pelle è ormai nera, il setto nasale ed i muscoli facciali cadono rovinosamente e, orribilmente ritratti, fanno risaltare la chiostra dei denti in una risata agghiacciante.

Nella notte, si procede a una seconda imbalsamazione, che tuttavia non può rimediare ai danni provocati dal formidabile sistema utilizzato da Galeazzi Lisi, ma solo porre un lieve rimedio.

Il volto del Papa è talmente sfigurato, da necessitare di una maschera di cera e composti alcalini, che lo celino alla vista dei fedeli.

Il corpo di Pacelli rimane così in esposizione per nove giorni, prima di trovare finalmente pace nelle Grotte Vaticane.

Riccardo Galeazzi Lisi invece, viene ovviamente licenziato in tronco e, una volta scoperta anche la speculazione sulle fotografie a Pio XII, bandito per sempre dal Vaticano da Giovanni XXIII.

Passerà tutta la vita a rivendicare la bontà del suo operato, pur passando alla storia come “l’archiatra corrotto”.

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