La maratona di Carlo Airoldi

Se si pensa alle Olimpiadi, raramente viene in mente il nome di Carlo Airoldi.

L’anno è il 1896, ovvero l’anno dei primi Giochi Olimpici dell’era moderna. Carlo è uno sportivo amatoriale, ma appassionato e decide di partecipare come maratoneta, con buone prospettive di vittoria, pur non avendo il denaro per permettersi le spese del viaggio.

La soluzione è semplice: il viaggio fino ad Atene lo compirà semplicemente a piedi, camminando 70 km al giorno per poter arrivare in tempo per la gara.

Un piccolo supporto l’avrebbe fornito il giornale La Bicicletta di Milano.

Il viaggio dura 28 giorni tra svariate avventure e disavventure, compresa una gara locale, una ferita alla mano, una deviazione sbagliata di 14 km ed alcune notti all’addiaccio, ma Carlo finalmente giunge ad Atene in tempo per l’iscrizione.

La sua fama l’ha però preceduto e il comitato, probabilmente preoccupato di perdere la gara della Maratona, particolarmente sentita, si appiglia ad un cavillo burocratico per impedirgli l’iscrizione.

I giochi sono infatti aperti solo agli sportivi non professionisti, ma Carlo ha precedentemente corso una gara con un premio in denaro e, grazie a questo escamotage, il comitato lo considera un atleta professionista.

A niente servono i telegrammi giunti dall’Italia da parte di associazioni e comitati sportivi che tentarono di convincere il CIO che in Italia non esistono corridori di professione: Airoldi non può partecipare.

Nonostante l’esclusione, Carlo cerca di correre comunque la maratona, ma viene fermato da un giudice di gara e spedito in carcere per una notte.

Il vincitore, un dilettante greco, rifiuterà sempre una gara di confronto con Airoldi.

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