Il killer dello zodiaco

Scusate per l’esagerata lunghezza di questa FASCIA DARK, ma è impossibile riassumere questo caso.
Nell’immaginario collettivo il serial killer è un individuo intelligentissimo, un genio del male, in continua competizione con coloro che cercano di catturarlo. E proprio grazie a questa intelligenza fuori dal comune, il serial killer sfugge alla giustizia.
La realtà è molto diversa: il serial killer crea problemi alla polizia semplicemente perché colpisce a caso, senza motivazioni o scopi precisi, rendendo quasi impossibile identificare un filo conduttore che riporta appunto all’assassino. 
Ma tra questi casi di assassini seriali emerge il caso del killer dello zodiaco, uno dei più misteriosi di tutti i tempi, capace di sfidare la polizia con messaggi criptici e non essere mai catturato o anche solo identificato.
Cheri Jo Bates è la probabile prima vittima del killer che la uccide a pugnalate dopo essere averla violentemente percossa. Le indagini si concentrano sugli ex fidanzati della giovane, ma è a questo punto che il killer si presenta alla polizia e al giornale attraverso due lettere identiche. Arrivano entrambe a destinazione il 26 novembre 1966 e rivendicano l’omicidio. Nelle lettere sono specificati dettagli del delitto a conoscenza dei soli inquirenti, ma la cosa che più preoccupa è il finale delle lettere in cui l’autore promette di agire di nuovo in futuro (Non è la prima e non sarà nemmeno l’ultima. Passo notti insonni a pensare chi sarà la mia prossima vittima. […] ). 

La polizia crede che l’omicidio non sia davvero opera del killer e pensa che l’inizio della sua attività criminale sia il 20 dicembre 1968 quando in un parcheggio vengono uccisi due fidanzatini di diciassette anni a colpi di pistola, una semi automatica calibro 22. Il 4 luglio 1969, ancora in un parcheggio, viene aggredita un’altra coppia di ragazzi. Nonostante i quattro colpi ricevuti, il ragazzo si salva e riesce a descrivere l’assassino come un uomo bianco, alto alto circa un metro e settantacinque, sulla trentina, tarchiato e con i capelli scuri e occhiali.
Il 31 luglio 1969 il killer torna a prendersi gioco della polizia inviando tre lettere a tre diversi giornali. In queste missive, oltre ovviamente a continuare a citare dettagli conosciuti solo al criminale o alla polizia, è presente un crittogramma che, se risolto, dice il killer, dovrebbe rivelare la sua identità. Ogni lettera finisce con un simbolo, una croce iscritta in un cerchio, mentre il crittogramma termina con un codice

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«Ebeorietemethhpiti». Perchè scrivere a dei giornali? Il killer pretende che il crittogramma sia pubblicato in prima pagina o promette di uccidere per tutto il week end. Il killer sfida la nazione intera, prendendola in ostaggio. 
Ovviamente, le redazioni si vedono costrette a pubblicare le lettere, ma in cambio si chiede al killer di fornire nuovi dettagli dei delitti per dare conferma della sua identità. È in nella lettera di risposta che il pazzo inizia a firmarsi ZODIAC. 
L’8 agosto, Donald e Bettye Harden, un professore di liceo e sua moglie, entrambi appassionati di enigmistica, riescono a decifrare l’intero crittogramma. La soluzione è una ripugnante dichiarazione: «Mi piace uccidere le persone perché è molto più divertente di ogni gioco selvaggio che si possa fare in una foresta. L’uomo è l’animale più pericoloso ed elettrizzante di tutti da uccidere. Qualcosa mi regala l’esperienza più eccitante che ci sia anche più di svuotarmi le palle con una ragazza. La parte migliore è che quando morirò, rinascerò in paradiso e tutte le mie vittime saranno miei schiavi. Perciò non vi darò il mio nome o tenterete di fermare la mia raccolta di schiavi per la vita ultraterrena. Ebeorietemethhpiti». 
Il 27 settembre altri due studenti universitari vengono uccisi e l”11 ottobre tocca a uno sfortunato tassista.
Dopo ogni delitto, il killer continua a prendersi gioco dell’America continuando a telefonare per segnalare i suoi crimini o mandando le solite lettere a cui aggiunge la minaccia di sequestrare un pulmino per uccidere dei bambini o di creare una bomba. 
Ma sono due lettere in particolare a spaventare di più la polizia. Nella prima, dell’8 novembre, il killer invia un altro crittogramma, mai decifrato. La seconda, il 9 novembre, ha un contenuto molto pericoloso: «È Zodiac che vi parla. Dalla fine di ottobre ho ucciso 7 persone. Sono piuttosto arrabbiato con la polizia che dice un sacco di bugie sul mio conto. Così cambierò il metodo di raccolta degli schiavi. Non lo annuncerò più a nessuno. Quando commetterò degli omicidi, questi vi sembreranno furti, uccisioni di rabbia o futili incidenti etc. La polizia non mi prenderà mai perché sono più intelligente di loro: 1) l’identikit che gira corrisponde a me solo quando vado a caccia di anime, il resto del tempo sono completamente diverso. 2) Non possono avere le mie impronte come dicono perché io indosso delle coperture sulle dita, sono di cemento per aeroplani. 3) Tutte le mie armi sono state comprate per corrispondenza da paesi stranieri e non potete rintracciarmi. […] La sera dell’omicidio del tassista ero al parco, dei poliziotti si sono fermati per chiedermi se avessi visto qualcuno di sospetto».
Gli omicidi cessano dopo il 1970, ma la corrispondenza tra il killer e la polizia va avanti per fino al 29 gennaio 1974 in cui il killer dichiara che il punteggio di questa fantomatica sfida con i poliziotti è di 37 per lui e 0 per la polizia (omicidi contro casi risolti). 
Dopo quest’ultima lettera, il silenzio. 

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La sfida del killer dello Zodiaco alla polizia e il fatto di non essere mai stato catturato ne hanno ingigantito la figura, permettendo a mitomani di inserirsi nel caso con false lettere o dichiarazioni fasulle. Ad oggi, le indagini sono ancora attive, ma è impossibile per la polizia individuare un colpevole. Il serial killer perfetto ha ucciso almeno 5 persone rimanendo sconosciuto.

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