Il sanguinoso omicidio di Grigorij Rasputin

La storia dell’omicidio di Grigorij Elfomovič Rasputin, meglio noto solamente come Rasputin, è tanto assurda quanto misteriosa. Tuttora suscita la curiosità di molti, ma per raccontare la sua fine, bisogna prima descrivere brevemente la sua vita.

Rasputin non è che un rozzo contadino siberiano votato al misticismo, ma il suo carisma gli permette di arrivare rapidamente nel cuore della Russia imperiale dove, grazie ai suoi presunti poteri curativi, diventa famoso come guaritore. La sua fama è tale da arrivare fino alla zarina Alessandra che, disperata per le condizioni in cui versa il figlio emofiliaco Alessio, lo convoca a palazzo. Grazie all’intervento di Rasputin, la malattia dell’erede al trono si placa e la salute del giovane pare effettivamente migliorare.

Quello che in apparenza è un vero e proprio miracolo, in realtà non è altro che il frutto di un caso fortuito: totalmente sicuro del proprio potere, il monaco rifiuta di somministrare ad Alessio l’aspirina (dagli importanti effetti anticoagulanti) con cui viene abitualmente curato dai medici di corte. All’epoca non si conoscono le conseguenze che il medicinale ha su una malattia, ancora poco conosciuta, come l’emofilia e Rasputin può prendersi il merito della salute parzialmente ristabilita dello zarevic, ottenendo maggior potere e risalto e diventando una figura immancabile al fianco dello zar e della zarina.

Il suo ruolo spazia da curatore a confessore, fino a diventare un vero e proprio consigliere per Nicola II, anche su temi come la guerra o le strategie militari, apparentemente estranei al monaco.

Rasputin insieme alla Zarina Alessandra, alle Granduchesse e all’erede al trono, piccolo Alessio

Rasputin inizia presto a godere di parecchi privilegi oltre che di una grandissima influenza presso la corte russa grazie all’incredibile potere di seduzione che esercita su uomini e donne. Sono in molti a vedere nella sua vicinanza alla zarina qualcosa di più intimo e perverso ed iniziano a circolare voci e libelli su una presunta relazione clandestina tra loro. Si tratta solo di dicerie mai confermate, ma sicuramente il comportamento di Rasputin non ne limita la diffusione, anzi.

Pur essendo un uomo di fede, si dedica con passione a qualsiasi tipo di vizio: si ubriaca, ruba e ovviamente ama le donne che pare intrattenga anche a gruppi (sembra che Rasputin – che in russo significa depravato – sia il soprannome che si guadagna proprio in quegli anni).

Il suo potere e la sua vita scellerata gli attirano il disprezzo della nobiltà russa che, decisa a liberarsi di lui e di conseguenza della sua influenza sullo zar, organizza un omicidio per eliminarlo finalmente dalle scene.

Il gruppo formatosi per portare a termine l’operazione comprende il principe Felix Jusopov, il cugino dello Zar il Gran Duca Dimitrij Pavlovič Romanov, Vladimir Mitrofanovič Puriškevič, il luogotenente Sukotin e il dottor Lazavert. Per uccidere Rasputin, si decide di utilizzare il veleno.

Nel 1916, in una fredda notte di dicembre, il principe Felix Jusupov invita a cena Rasputin nel suo palazzo; la scusa è quella di presentargli la moglie Irina, una delle donne più belle del suo tempo. Poiché è una delle poche nobildonne che il monaco non ha ancora avuto occasione di intrattenere, Rasputin non può che accettare con entusiasmo l’invito del principe.

Rasputin insieme a molti dei suoi discepoli. Come possiamo vedere, il monaco si circondava soprattutto di donne dell’alta società.

A causa della sua personalità molto controversa, l’uomo è già stato vittima di diversi tentativi di assassinio, tra cui uno spicca in modo particolare. Durante una festa alla quale, oltre a Rasputin, sono presenti tutti i maggiori esponenti della politica russa dell’epoca, un rappresentante della Duma, si alza, punta una pistola a tamburo contro il monaco e lo accusa pubblicamente del degrado nel quale versa la capitale. Di contro, Rasputin lo invita a premere il grilletto, ma la pistola non spara; lo invita quindi a riprovare, ma fallisce ancora. A quel punto, il monaco prende l’arma, la punta in aria e cerca di sparare per la terza volta: tra lo stupore generale, il colpo parte. Questo episodio fa velocemente il giro della capitale e comincia a diffondersi la leggenda di Rasputin l’immortale.

Questa diceria giunge ovviamente anche al gruppo omicida e, per tutelarsi ed essere sicuri di raggiungere l’obiettivo prefissato, Felix aggiunge quantità massicce di cianuro ai dolci, al tè e al vino (in particolare al Madera, che il monaco adora).

Rasputin arriva a Palazzo Juposov intorno all’una di notte di sabato 17 dicembre 1916. Il monaco viene accompagnato in una stanza insonorizzata del seminterrato dove si tuffa sull’alcol e sul cibo, ingurgitando un quantità di veleno tale da uccidere circa sei uomini. Il principe lo intrattiene raccontando storie sulla moglie Irina e attende fiducioso che il cianuro faccia effetto, mentre i suoi complici aspettano al piano di sopra, impazienti. Alle due del mattino, però, il monaco non mostra ancora alcun segno di avvelenamento, ma solo un evidente stato di ubriachezza.

Sgomento, Felix sale al piano di sopra e racconta l’accaduto ai complici che ne rimangono terrorizzati. Credono, infatti, di trovarsi realmente di fronte a un essere soprannaturale capace di cenare a base di veleno per poi accusare solo un semplice bruciore di stomaco. Il monaco, però, non deve sopravvivere quindi, decidono di finirlo con un colpo di pistola.

Il Principe Felix con la bellissima moglie Irina, la donna che svolse la funzione di esca a sua insaputa.

Sceso nuovamente, stavolta insieme a Dimitri, Felix spara a Rasputin nel petto – tra lo stomaco ed il fegato – per poi risalire rincuorato al piano di sopra, convinto che il monaco sarebbe presto morto dissanguato. Un’ora dopo scende a controllare. Rasputin giace immobile, apparentemente morto ma, quando il principe cerca di muovere il corpo, apre gli occhi, lo aggredisce e si avventa verso le scale cercando di scappare dal giardino. E’ stato avvelenato, trafitto da una pallottola, lasciato a dissanguarsi per un’ora, eppure il suo cuore continua a battere!

Allarmato dal rumore, Purishkevich scende al piano inferiore e spara di nuovo al monaco: uno dei proiettili penetra il rene destro e si conficca vicino alla spina dorsale, mentre un secondo lo colpisce alla testa. Nonostante i colpi ricevuti, il monaco ancora striscia nella neve verso il cancello, macchiando di sangue l’ingresso e il viale del palazzo, nella speranza di una via di fuga.

Il clima è ormai paradossale e i congiurati, esasperati, prendono a percuotere Rasputin con calci e pugni finché non smette di muoversi, infine, Jusopov gli spara in un occhio. È il colpo fatale ma, come si scoprirà in seguito, non quello mortale. Il corpo del monaco viene avvolto in una coperta pesante, legato con una corda e gettato in uno dei pochi punti non congelati del fiume Malaya Nevka.

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Il volto di Rasputin gravemente segnato dalle percosse e dagli spari.

Fin dalle 8.00 della mattina seguente, partono le indagini per ritrovare Rasputin. La zarina Alessandra, disperata, ordina personalmente di concentrare le forze nella ricerca. Vengono ritrovate tracce di sangue vicino all’ingresso secondario di palazzo Jusopov ed è subito chiaro che il monaco è stato assassinato.

La mattina del 19 dicembre, il cadavere di Rasputin riemerge circa 140 metri a ovest del ponte da cui è stato gettato. Viene disposta l’autopsia e da questa emergono nuovi sconvolgenti dettagli: viene accertato che il colpo fatale è stato quello sparato all’occhio, il cui proiettile, dopo aver lacerato il lobo frontale, è fuoriuscito dalla parte posteriore del cranio. Nel corpo del monaco non c’è traccia di veleno, ma viene trovata acqua nei polmoni quindi, Rasputin era ancora vivo quando venne gettato nel fiume.

In seguito al suo assassino, una vera e propria leggenda nascerà intorno al monaco immortale che rimane, ancora oggi, una delle figure più affascinanti e controverse della storia russa ed europea.

Il corpo congelato di Rasputin ripescato dal fiume.
 
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