La saponificatrice di Coreggio

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Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio. La prima FASCIA DARK.
Leonarda Cianciulli non è di Correggio, ma ci si trasferisce solo nel 1930. La sua vita fino ad allora non è stata delle più semplici con un’infanzia caratterizzata dall’insofferenza dei genitori e una giovinezza segnata da ben 13 gravidanze con 3 aborti spontanei e 10 neonati morti nella culla. La Cianciulli riesce però a portarne a termine solo quattro sviluppando però una vera e propria ossessione per i suoi figli. La donna è inoltre convinta di essere vittima di una maledizione e, per proteggere i suoi figli, il bene da difendere a qualunque prezzo, si convince di dover fare dei sacrifici umani.
Le vittime sono le sue stesse amiche, donne sole di mezza età desiderose di cambiare la loro vita. La prima è Faustina Setti abbagliata dalla promessa di un marito. Seguendo il consiglio della Cianciulli vende tutti i suoi averi e prepara delle lettere in cui rassicura i suoi famigliari. Non le spedirà mai. La Cianciulli la uccide a colpi di scure e ne seziona il corpo. Con il sangue della vittima, essiccato e macinato unito a della farina, la Cianciulli cucina dei dolcetti che offre ai suoi ospiti e ai suoi stessi figli convinta di proteggerli grazie al potere magico del sacrificio. 

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La seconda vittima è Francesca Soavi, illusa questa volta da un fantomatico lavoro in un collegio femminile. Anche per lei, la scure di Leonarda Cianciulli cala inesorabile e anche per lei c’è un pentolone in cui bollire.
La terza e ultima vittima è Virginia Cacioppo. Anche lei viene ingannata dalla promessa di un lavoro e anche lei viene brutalmente uccisa e sezionata. Con lei però la Cianciulli non si limita solo ai dolci, ma produce anche delle saponette, il triste prodotto che la renderà nota in tutta Italia come saponificatrice. “Finì nel pentolone, come le altre due… la sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce”.
Dopo l’omicidio di Virginia però le indagini inziano e portano facilmente alla Cianciulli che confessa subito i tre omicidi. Gli inquirenti sono però dubbiosi su come una donna anziana e di bassa statura abbia potuto uccidere e smembrare tre corpi completamente da sola e si concentrano sul figlio maggiore della Cianciulli cercando in lui un complice. 
E’ in questa occasione che la Cianciulli, decisa più che mai a difendere la sua progenie, seziona in soli 12 minuti, davanti a magistrati ed avvocati, il cadavere di un barbone per poi procedere alla saponificazione. 
Dichiarata colpevole di triplice omicidio, distruzione di cadavere tramite saponificazione e furto aggravato, la saponificatrice di Correggio viene condannata a 30 anni di reclusione e tre da scontare prima in un ospedale psichiatrico. Non uscirà mai dal manicomio criminale. La donna dirà sempre:” Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre”.

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