L’omicidio di Gianni Versace

Il 15 luglio 1997 il mondo della moda piange il genio di Gianni Versace, ucciso davanti alla sua villa di Miami Beach. Ma cosa accadde di preciso quel maledetto martedì?

Per capirlo occorre prima analizzare chi fossero Gianni Versace e il suo assassino, Andrew Cunanan.

Nel 1997, il nome Versace è ormai affermato nel panorama dell’alta moda mondiale. Gianni in particolare, cresciuto in Calabria e trasferitosi a Milano, ha dimostrato un genio e una raffinatezza tali da permettergli di scalare rapidamente l’Olimpo dei più grandi stilisti. Il suo istinto poi, gli ha permesso di sfruttare ogni occasione e di stringere le amicizie più giuste.

Dall’altra parte dell’oceano, Andrew Cunanan è ormai solo l’ombra del ragazzo che era un tempo, così bello e brillante da riuscire a sedurre i più ricchi affaristi omosessuali e a farsi così mantenere dal loro denaro. Nel 1990 si imbatte anche nello stesso Gianni, ma non gli riesce di sedurlo come aveva fatto con altri uomini d’affari. 7 anni dopo quell’incontro, l’ozio e la tossicodipendenza l’hanno portato sull’orlo della psicosi, a causa della quale intravede nella criminalità l’unica strada possibile per tornare a crogiolarsi nella ricchezza altrui.

In tre mesi, Cunanan arriva ad uccidere quattro persone: tre sono suoi ex compagni e protettori, mentre la quarta è il guardiano di un cimitero militare. Si dà poi alla fuga con una taglia di 10.000 dollari sulla testa, ma riesce facilmente a sfuggire alla Polizia e ad uccidere la sua ultima vittima: Gianni Versace.

E’ la mattina del 15 luglio 1997 quando Andrew esplode due colpi di pistola all’indirizzo di Gianni, freddandolo sulle scale della sua villa a Miami Beach.

Nonostante non si trovino legami tra la vittima e il carnefice, nonostante proprio non si trovi un perché ad un gesto così irrazionale e violento, non ci sono dubbi sulla sua colpevolezza perché Antonio d’Amico, il compagno dello stilista, sente il colpo di pistola e vede Cunanan allontanarsi. La polizia archivia quindi rapidamente il caso e si procede alla cremazione del corpo di Gianni.

Non passano che otto giorni che la stessa polizia di Miami ritrova il corpo di Cunanan nella house boat di un imprenditore tedesco. La particolarità è che il caso viene di nuovo rapidamente archiviato (anche se questa volta come suicidio) nonostante la pistola usata per sparare il colpo alla testa venga ritrovata tra le gambe del ragazzo e il muro bianco dietro di lui non presenti il benché minimo schizzo di sangue.

Sono in molti a dubitare quindi della versione ufficiale della polizia che descrive il susseguirsi degli eventi come il folle gesto di un fanatico: alcuni pensano che il vero mandante sia stata la ‘ndrangheta che riforniva di droga lo stilista e che si sia servita di Cunanan per regolare alcuni debiti, altri ancora pensano invece che sia stata la stessa polizia ad aver ucciso lo stilista, forse per questioni di investimento di capitali stranieri a Miami.

Il produttore Chico Forti decide quindi di assumere un investigatore privato per cercare di chiarire questi misteri e farne poi un documentario, ma le sue indagini si interrompono presto.

Un anno dopo infatti, il produttore viene condannato per omicidio dopo un processo incredibilmente rapido e sommario, in seguito ad alcune indagini contro di lui eseguite proprio dalle forze dell’ordine di Miami.

Un mistero nel mistero che negli anni ha contribuito alla nascita di sempre più dubbi sull’omicidio del grande stilista italiano. Dubbi che ad oggi non hanno trovato una spiegazione.

L’unica cosa certa, è che da quel 15 luglio 1997, l’Italia e il mondo della moda hanno perso una delle sue stelle più brillanti.

  Ai funerali di Gianni Versace, furono presenti anche Lady Diana ed Elton John

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