Unabomber

Con un quoziente intellettivo di 170, Theodore Richard Kaczynski è un vero e proprio genio, capace di accedere alla prestigiosa università di Harvard all’età di soli 16 anni e risultando persino il migliore del suo corso! A 20 anni è già laureato e decide quindi di ottenere un master in matematica per poi insegnare per alcuni anni all’università di Berkeley. La sua carriera è all’apice e Theodore, che non ha che 26 anni, può aspirare a diventare un membro della facoltà, ma si dimette all’improvviso senza spiegazioni.

Passano un paio d’anni e Theodore ha ormai scelto di vivere in una capanna in Montana dove vive senza elettricità ed acqua corrente e nutrendosi grazie alla caccia. Uno stile di vita essenziale, ma frustrante, che inizia ad instillare nella mente geniale di Theodore un’idea di vendetta contro la società intera. Le armi scelte  per compiere la sua protesta sono gli ordigni esplosivi che, grazie alla sua intelligenza, riesce ad produrre in autonomia. La prima bomba viene trovata nel 1978. Si tratta di un pacco destinato al professor Buckley Christ della facoltà della Northwestern University che però, insospettito, lo consegna alla polizia dell’università. E’ proprio il poliziotto a subire l’esplosione che, fortunatamente, non è troppo violenta e lo ferisce solo ad una mano.

Alla stessa università viene lasciata anche una seconda bomba fatta con una scatola di sigari. Questa volta è uno studente ad aprire la scatola innescando la bomba che fortunatamente non miete vittime.

E’ il 1979 quando una terza bomba, non innescata, costringe il pilota del volo 444 dell’American Airlines ad un atterraggio d’emergenza. Dato che un ordigno su di un volo di linea è considerato reato federale, entra in gioco l’FBI che conia per la prima volta il nome UNABOM (University-Airlines-Bomber) che sarà poi variato dai giornali in Unabomber. E’ proprio un agente dell’FBI, tale John Douglas a profilare per primo l’attentatore: si tratta di un uomo solo, di grande intelligenza, con l’intenzione di migliorare la sua tecnica per arrivare infine a fare del male. Nonostante il profilo combaci alla perfezione con Theodore, i colleghi di John pensano invece alle azioni di uno sprovveduto e lasciano il collega a seguire da solo la sua pista.

Passano alcuni anni finchè Theodore, o meglio: Unabomber, colpisce con tre nuove bombe piazzate in tre diverse università.

Dopo queste esplosioni, Unabomber scompare per tre anni. Non un singolo segnale, nessuna traccia finché dal 13 maggio 1985 non riprendono le esplosioni. La peggiore si ha nel mese di dicembre quando il proprietario di un negozio di Computer a Sacramento in California, raccoglie un sacchetto di carta davanti al suo negozio che gli esplode in mano, uccidendolo. Per la prima volta, Unabomber ha ucciso.

La morte del commerciante non può essere considerata un incidente poiché la bomba, di fattura notevolmente migliore rispetto ai precedenti ordigni, conteneva chiodi, immessi con il preciso scopo di ferire e mutilare, tant’è che è proprio un chiodo che trapassa i polmoni della vittima raggiungendone il cuore. Unabomber scompare di nuovo per ricolpire il 20 febbraio 1987. Per la prima volta però, qualcuno lo nota permettendo la stesura di un primo identikit.

Forse spaventato da questo errore, il dinamitardo scompare di nuovo fino al 1993 quando, con i suoi nuovi ordigni, ferisce gravemente due persone e ne uccide altre due. La sua campagna è giunta al termine, è arrivato il momento di reclamare il perché delle sue azioni con il famoso Manifesto: un testo di 35.000 parole dove si parla di odio verso il progresso, identificato nei computer, e del ritorno ad uno stile di vita più naturale dove la mente umana avrebbe avuto un ruolo fondamentale per il superamento delle difficoltà. Unabomber lo invia alle maggiori testate giornalistiche americane promettendo di cessare la sua attività con le bombe in cambio della pubblicazione del testo.

I giornali ovviamente cedono al ricatto e, tra i numerosi lettori, ci sono anche David Kaczyniski, il fratello di Theodore, e la moglie.

Sono proprio loro a riconoscere in quelle parole, lo stesso modo di esprimersi di Ted e lo denunciano all’FBI. Unabomber viene finalmente catturato nella sua capanna e processato per trasporto e detenzione di esplosivi e per omicidio.

Ad oggi, sta scontando l’ergastolo e tutti i suoi averi sono stati venduti e i proventi donati alle vittime e ai loro famigliari. 

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