Felicia Bartolotta, la mamma di Peppino Impastato

Nel giorno della festa della mamma, tra le migliaia di storie di amore e coraggio materno, vorrei proporvi la storia tutta italiana di Felicia Bartolotta, coniuge Impastato e ovviamente, madre di Peppino Impastato.
Il 9 maggio 1978 il figlio di Felicia viene ucciso dalla mafia per aver deciso di ribellarsi al suo stesso cognome: lo stesso giorno in cui in tutt’altra storia altrettanto drammatica le Brigate Rosse uccidono a Roma il leader della Democrazia Cristiana Aldo Moro. L’omicidio di Peppino passa di conseguenza in secondo piano e quasi dimenticato dalla maggioranza degli italiani che si concentra sulla scomparsa di Moro e non segue il discutibile evolversi del caso Impastato.
Le indagini, nonostante l’evidenza, si indirizzano subito sull’ipotesi di un attentato terroristico eseguito dallo stesso Peppino o quella di un suicidio. Felicia però non ci sta. Sceglie di costituirsi parte civile per cercare i colpevoli dell’omicidio del figlio e rompe i legami con la famiglia del marito, aprendo la sua casa a tutti coloro che volevano conoscere la vera storia di Peppino Impastato. «Loro si immaginano: “Questa è siciliana e tiene la bocca chiusa”. Invece no. Io devo difendere mio figlio, politicamente, lo devo difendere.».
Nel 1984 si arriva quindi alla sentenza che sì, Peppino è stato ucciso dalla mafia, ma è impossibile stabilire i colpevoli e per questo l’omicidio viene attribuito ad ignoti per mancanza di prove.
La svolta la da ancora una volta Felicia, che dopo due anni ottiene che il caso venga riaperto e, nello specifico, ottiene che venga interrogato sull’omicidio Impastato il mafioso “pentito” Salvo Palazzolo che indica finalmente dei responsabili: Badalamenti e il suo vice, Vito Palazzolo. Felicia ha finalmente portato in tribunale i colpevoli della morte di suo figlio e la giustizia può infine fare il suo dovere. Il 5 marzo del 2001 Vito Palazzolo viene condannato a trent’anni di prigione. L’11 aprile del 2002 Gaetano Badalamenti viene condannato all’ergastolo.
Nel 2000 poi la Commissione parlamentare antimafia approva una relazione in cui parla del depistaggio delle indagini sull’omicidio organizzato da alcuni carabinieri. E’ finalmente il lieto fine di una storia che di lieto non ha nulla.
Felicia ha accolto sempre con il suo sorriso tutti, in quella casa che soltanto negli ultimi tempi, dopo un film che ha fatto conoscere Peppino al grande pubblico, si riempiva, quasi ogni giorno, di tanti, giovani e meno giovani che desideravano incontrarla. Rendendola felice e facendole dimenticare i tanti anni in cui a trovarla andavamo in pochi e a starle vicino eravamo pochissimi. E ai giovani diceva: «Tenete alta la testa e la schiena dritta».

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