Il mostro delle Ande

C’è una frase molto precisa in Harry Potter dove viene chiesto ad un giovane Lord Voldemort, intenzionato ad uccidere almeno sette persone, se assassinare anche solo un singolo essere umano non sia già un’azione terribile. Nella realtà, c’è chi si è spinto molto oltre  quelle sette vittime, arrivando a sterminarne 310 (cifra stimata) ed entrando di diritto tra i serial killer più prolifici di sempre e quindi nella FASCIA DARK.

Nato in Colombia nel 1948, Pedro Alonso Lopez è il settimo dei tredici figli di una prostituta che li cresce tra povertà e violenza. A 8 anni, la madre lo caccia di casa dopo averlo scoperto a molestare la sorellina costringendolo a vivere per la malfamata strada colombiana. E’ proprio per strada che viene raggirato da un uomo anziano che, dopo avergli promesso aiuti e cibo, lo sodomizza per ore. Gli ci vogliono parecchi mesi per riprendersi da questa violenza, finchè non viene notato da una coppia americana che decide di adottarlo. Una fortuna insperata che porta a Pedro del cibo, un letto caldo e un’istruzione.

Una pace che dura troppo poco perché a 12 anni, il ragazzino è nuovamente vittima di violenza da parte, questa volta, del suo insegnante. Pedro, sconvolto da questa nuova aggressione, fugge dalla sua famiglia adottiva e torna in Colombia, dove si fa presto notare per l’abilità con cui ruba le auto. E’ abile non c’è che dire, ma a 21 anni si fa arrestare e, in carcere, viene di nuovo stuprato da altri quattro detenuti. E’ davvero troppo per Pedro, che giura a se stesso di non farsi più toccare da nessuno, costruisce un rudimentale coltello e si vendica uccidendo i quattro sodomizzatori. Quando esce nel 1978 la sua mente è ormai distrutta dalle violenze, dalla povertà e soprattutto dalla madre, la donna che aveva causato tutto mandandolo a vivere in strada e che lo aveva portato a sviluppare una profondo odio verso il sesso femminile. 

Inizia così ad uccidere donne, ragazze e bambine, ad un ritmo di due o tre vittime a settimana. Pedro solitamente le attira a sé conquistandone la fiducia, salvo poi portarle in luoghi appartati dove le violenta per ore e le strangola a mani nude, osservandone intensamente gli occhi durante gli ultimi istanti di vita. Tutti gli omicidi non vengono mai consumati di notte perchè, con il buio, Pedro non può vedere bene il momento della morte. Passa poi ore con i cadaveri, a volte li dispone intorno a un tavolo e serve loro il the. Quando si stanca, li seppellisce infine in alcune fosse scavate in precedenza, sempre in gruppi per lasciare una compagnia ai morti. Vengono uccise almeno 100 donne provenienti da svariate tribù indios peruviane, finché non viene infine catturato da alcuni indigeni dopo aver cercato di rapire una bambina di appena 9 anni. Per lui non c’è pietà e viene seppellito vivo, lasciandogli scoperta la testa che avrebbero cosparso di miele per attirare gli insetti, ma, per un insensato colpo di fortuna, una missionaria ferma gli indigeni e libera Pedro. Nonostante le denunce, la polizia rifiuta di trattare seriamente le parole degli indios e si limita a deportare Pedro in Ecuador.

Libero di spostarsi, l’uomo uccide circa 100 donne in Colombia e almeno 110 in Ecuador. Anche in questo caso, la polizia viene allertata sul numero di donne scomparse nelle zone dove passa Lopez, ma, di nuovo, preferisce non indagare a fondo, sostenendo si tratti di un dato dovuto alla crescita della tratta di schiave sessuali. Pedro agisce indisturbato fino al 1979 quando un’alluvione porta alla luce quattro dei suoi cadaveri. La polizia non può più girare la testa di fronte a questo scempio e, questa volta, la fortuna assiste gli agenti e non l’assassino. L’anno seguente infatti, Lopez compie un passo falso cercando di rapire una dodicenne da un mercato affollato. La folla, allertata dalle urla della madre della bambina, blocca Lopez e lo trattiene fino all’arrivo della polizia.

Inizialmente restio a collaborare, Pedro confessa tutti i suoi trecento omicidi ad un sacerdote che gli agenti mandano da lui e non solo! Conduce personalmente gli agenti sui luoghi di sepoltura, convincendoli della cifra esageratamente alta di vittime.In Ecuador la pena massima è di 20 anni e così, nel 1999, Lopez torna in libertà. Pare si macchi rapidamente di un nuovo omicidio, ma la polizia non può nulla perché lui fa perdere le sue tracce e scompare per sempre. Oggi, che avrebbe più di settant’anni, non si sa se sia vivo o morto.

 

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